Storia

L’antichità, dai reperti romani
 ai “perfectissimi vini” rinascimentali.

Capitolo 1.1

Capitolo 1.1.1

Al di là dei ritrovamenti di semi (vinaccioli) classificati come appartenenti alla vitis silvestris nelle palafitte dell’età del bronzo scoperte a Peschiera del Garda, Pacengo e Cisano di Bardolino, i più antichi reperti riferiti all’uso del vino nell’attuale territorio del Bardolino sono di epoca romana.

Si tratta di oggetti destinati ai riti religiosi (situle e pàtere) e alla conservazione del vino (anfore). Si suppone risalgano a tale periodo anche le prime coltivazioni della vite nell’area, ipotesi rafforzata dai ritrovamenti di insediamenti agricoli, tra cui la villa rustica individuata in prossimità della chiesetta di San Vito di Cortelline, sulle colline di Bardolino (all’interno della chiesa esiste un frammento di ciborio longobardo recante scolpiti grappoli di uve).

Capitolo 1.1.2

Le prime documentazioni scritte della viticoltura nel territorio del Bardolino risalgono all’epoca altomedievale. Furono le istituzioni religiose a incentivare lo sviluppo agricolo, favorendo la coltivazione dell’olivo e della vite.

In particolare, nell’807 il monastero di San Zeno di Verona ricevette da re Pipino una chiesa a Bardolino e i terreni di sua pertinenza: presso la chiesa esisteva una “caneva” (cantina) che serviva da deposito per gli affitti in natura versati da chi coltivava le terre del monastero. Contratti di affitto che prevedevano canoni costituiti da carri di uva saranno sottoscritti nei secoli successivi anche da parte di altre entità religiose, come la Pieve di Garda.

Alcuni autori del XV secolo, riferendosi alla zona, parlano di “dolci vini e naturali” (Francesco Corna da Soncino) e di “perfectissimi vini” (Marin Sanudo).

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L'Ottocento

Capitolo 1.2

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