Tradizioni

Le tradizioni della zona
di produzione del Bardolino

La sponda orientale del lago di Garda ed il suo entroterra sono ricchissimi di tradizioni popolari. Ne scorriamo di seguito alcune:

La festa dell’uva di Bardolino
San Vito
San Marco
La ganzèga
Le bisse
La festa delle castagne
Le biganàte
L’antica fiera di Cavalcaselle
Il Senturèl

La festa dell’uva di Bardolino

La festa dell’uva e del vino che si svolge a Bardolino nel primo fine settimana di ottobre è uno degli eventi popolari più attesi lungo la riva veronese del lago di Garda.

Per l’occasione, il lungolago di Bardolino, sul quale si aprono decine di stand enoagastronomici, viene letteralmente invaso da visitatori provenienti da ogni dove: si calcola che almeno centomila persone frequentino ogni anno la rassegna.

Ogni stand, generalmente gestito da associazioni locali, prepara una propria offerta gastronomica abbinata al Bardolino o al Chiaretto. Fanno da corollario concerti e spettacoli.


San Vito

La domenica più vicina al 15 di giugno, verso le otto del mattino, viene aperta la chiesetta di San Vito di Cortelline, nella campagna di Bardolino, in mezzo ai vigneti. Si si celebra la Messa (la chiesa è molto piccola: molti ascoltano dal prato che fa da sagrato). Poi si mangia polenta e salame e si beve un bicchiere di Bardolino: offre la contrada, nel nome di un antico lascito.

Fu il 2 febbraio del 1599 che Giacomo del fu Turella da Cortelline fece testamento e, come racconta il Crosatti, “per la nostra chiesetta” lasciò “una Messa cantata in perpetuo nel giorno dei Santi titolari, e un minale di frumento (fatto pane) con due secchie di vino da distribuire in tal dì agli intervenuti alla Messa”. Il lascito è ricordato in una lapide murata sulla parete di destra, all’interno della chiesa.

Il figlio di Giacomo, Giovanni, “con testamento 2 settembre 1614 vi aggiunse, a titolo di legato perenne, due minali di frumento ed altre due secchie di vino, da erogarsi come sopra”.
La tradizione continua da quattro secoli.


San Marco

Il lago di Garda fu per quattro secoli, dal 1405 sino alla fine del Settecento, territorio della Repubblica di Venezia. Non è quindi casuale che in zona si sia ampiamente diffuso il culto di San Marco, patrono di Venezia.

Ancora oggi, nel giorno di San Marco, il 25 aprile, si usa nella zona effettuare scampagnate e merende nei prati, probabile ricordo delle processioni religiose delle rogazioni minori, che si tenevano nella stessa data.

A Garda è tuttora in uso recarsi a punta San Vigilio, che viene aperta al pubblico proprio per i festeggiamenti del 25 aprile: dopo Messa, si fa merenda sul porticciolo o nella vicina Baia delle Sirene.

Il giorno di San Marco è poi occasione di festa a Pai, la cui parrocchia è dedicata all’evangelista.


La ganzèga

Nella zona di produzione del Bardolino si chiama ganzàiga o ganzèga la festa che il padrone di casa o il datore di lavoro offre agli operai alla fine della costruzione di una casa, oppure al termine della vendemmia.

Lo storico locale Pino Crescini fa risalire il termine al latino parlato gaudiaticam, che a sua volta deriva da gaudium, ossia gioia, ma anche, per estensione, baldoria e festa.

Vagamente orientato alla magia era il segnale dell’ultimazione dei lavori della costruzione delle case, che precedeva la ganzàiga: sul tetto si piantava una frasca, che si poteva veder di lontano, e addirittura, come racconta lo storico Mario Marangoni, “una volta, per celebrare l’avvenimento, si interrava un albero”, aggiungendo che “il più longevo, giunto fino a noi, è il celebre platano di Caprino Veronese piantato nel 1370″.


Le bisse

Sul lago di Garda si svolge in estate il palio delle bisse, imbarcazioni d’origine veneziana, lunghe 10 metri e mezzo e larghe 65 centimetri. Pesano 110 chili ed hanno il fondo piatto, come si usa nella laguna veneta.

Su ogni bissa vogano quattro rematori, in piedi come i gondolieri, con un remo ciascuno, a remi alterni. Per una voga perfetta servono potenza e stile, forza ed eleganza. Il remo deve sfiorare appena la superficie del lago e far scattare in avanti la bissa. Al giro di boa è il quarto uomo che deve conficcare in acqua il remo e far girare la barca su se stessa.

La prima notizia di una regata sul lago di Garda risale al 1548, quando a Salò si gareggiò in onore di Stefano Tiepolo, il “clarissimus provvisore” veneziano che governava i territori della Magnifica Patria. Anche Gabriele D’Annunzio si interessò delle bisse, offrendo dediche e trofei. Dopo un periodo di oblio, la rinascita avvenne nel 1967, quando venen fondata la Lega Bisse del Garda, che unisce i club di vogatori dei vari paesi del lago.


La festa delle castagne

Tra fine ottobre e i primi di novembre si svolge a San Zeno di Montagna, sul monte Baldo, la festa delle castagne, con la mostra mecato del marrone di San Zeno dop.

La tradizione castanicola in zona ha origine antichissima, forse addirittura medievale.

L’origine medievale si potrebbe far risalire alla presenza in zona di una contrada dal nome di Villanova, lo stesso che, dopo il Mille, venne assegnato agli insediamenti destinati a chi andava a bonificare terre prima incolte: tali nuovi insediamenti erano molto spesso caratterizzati dalla diffusione della coltivazione del castagno.


Le biganàte

Sulla riviera gardesana e nel suo entroterra nel periodo di Natale si fanno le biganàte, il tour di casa in casa a portar la stella, cantando brani natalizi, di origine anche antica. I cantori ricevono in dono qualche soldo, un pandoro, un salame, e ad ogni tappa è quasi un obbligo assaggiare qualcosa, magari accompagnandolo con un bicchiere di Bardolino.

Un tempo, le case più ambite dai cantori erano ovviamente quelle dei ricchi, davanti alle quali si cantava a squarciagola, aspettando il segno d’entrare a bere un bicchiere. Allora, come racconta uno storico del luogo, Pino Crescini, il capo “appoggiava al muro il bastone con la stella a cinque punte ed entrava contegnoso coi compari”.

Secondo Crescini il termine biganàta deriverebbe dal tedesco Weihnacht, ossia Natale, notte santa: si tratterebbe insomma di un’evocazione del dono natalizio. Un altro autore locale, Marangoni, scrivendo di Caprino, dove si parla non già di biganàta ma di gabinàta, ipotizza un connubio fra Gabe (dono) e Nacht (notte): “La notte del dono divino, la nascita del Salvatore”.


L’antica fiera di Cavalcaselle

A metà novembre si svolge a Cavalcaselle, nel tratto centro-meridionale della zona di produzione del Bardolino, l’Antica Fiera.

La festa popolare rievoca probabilmente i tempi in cui la zona era punto di smistamento delle mandrie che ritornavano a valle dai pascoli estivi sul Baldo o sui Lessini e che rientravano alle stalle della pianura.

La manifestazione si svolge sulle pendici del Monte (il colle San Lorenzo) detto appunto della Fiera: qui vengono vengono allestite bancarelle di varie mercanzie ed esposti attrezzi agricoli, mentre intorno al fuoco decine e decine di “bivacchi” accolgono i visitatori.


Il Senturèl

La prima domenica di settembre a San Zeno di Montagna, sul monte Baldo, si onora la Madonna della Cintura, mentre il girono successivo è di turno la festa profana del Senturèl, che si caratterizza per una curiosa e interminabile gara di bocce lungo le strade e i prati della zona.

I contendenti macinano chilometri e chilometri dietro al boccino, e ad ogni partita fa seguito una bevuta.

Invitiamo i lettori a segnalarci altre tradizioni della zona, inviandoci un breve testo descrittivo, possibilmente corredato da foto.


vedi anche:

curiosità

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